La prima persona selezionata nell’ambito del progetto “Dalla parte delle Donne, dalla parte del Futuro”

La sua storia ci ha particolarmente colpito per la sua indiscutibile drammaticità unita a quella che oggi sempre meno persone sembrano in grado di possedere: la resilienza, ovverosia quella capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza per questo alienare la propria identità.

Infermiera dal 2005, Silvia ha 37 anni e risiede a Lugano.
Svolgeva la professione di infermiera domiciliare quando, all’inizio del 2014, ha iniziato ad avvertire le prime avvisaglie di quello che, da lì a breve, si sarebbe palesato come un serio problema di salute.
Come catapultata in un film dell’orrore, Silvia nel giro di poche settimane non è infatti stata più in grado di camminare senza ausili e in pochi mesi è arrivata alla sedia a rotelle.
Da allora vive il dramma di una disabilità motoria causata da una rara malattia genetica che ancora non si è riusciti perfettamente a curare, nonostante sia stata visitata da ben 42 medici.

Ma il dramma non poteva esaurirsi con la malattia, il dolore cronico e tutte le problematiche che una persona con difficoltà motorie deve quotidianamente affrontare.

Dato che al lavoro non potevano offrirle una mansione compatibile con le sue limitazioni operative, dopo due anni è stata licenziata.

La straordinaria tempra di Silvia però le consente di guardare avanti con la forza di chi non accetta di rassegnarsi e quindi si rammenta di un vecchio sogno che aveva nascosto in un cassetto della mente: quello di diventare medico.

Dopo aver passato il test di ingresso, si iscrive così a Medicina presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Dato che le Istituzioni spesso sembrano dimenticare il loro lato umano accecate dalla burocrazia e da logiche guidate da una mera gestione finanziaria, la scelta di questa donna non viene premiata, anzi!

Anche se ognuno di noi avrebbe in quel momento premiato il coraggio e la determinazione di Silvia, le Autorità ritengono che gli studi intrapresi non siano compatibili con un’attività professionale e le tolgono integralmente l’indennità di disoccupazione.

Non avendo più nessun diritto, né a ricevere un’indennità per la disoccupazione né per l’invalidità (se si è iscritta all’Università, evidentemente per i burocrati non le meritava) Silvia non è finita per strada solo grazie all’aiuto di parenti e amici.

Confermando la sua forza di carattere incredibile, è però riuscita a convincere l’assicurazione invalidità a prendere nuovamente in carico il suo caso per una riqualifica.

Si è dunque iscritta alla SUPSI dove ha conseguito il DAS, Diploma of Advanced Studies, in Clinica generale, diventando specialista clinico e proseguendo contemporaneamente, non senza difficoltà, gli studi in Medicina.

Una volta ottenuto il diploma alla SUPSI, ha collaborato ad attività di ricerca in ambito infermieristico, senza però trovare un lavoro per parecchi mesi, non certo per mancanza di competenze ma perché per una donna disabile la maggior parte delle porte restano chiuse!

Finalmente alla fine del 2018, nell’ambito dei provvedimenti per il reinserimento professionale delle persone che percepiscono una rendita dell’Assicurazione per l’invalidità (AI), è stata accolta dall’Associazione Diabete Ticino a Sementina per uno stage di tre mesi prorogabili a sei.

Dopo tanti sforzi la determinazione di questa donna è stata premiata e, grazie all’incontro con la Direttrice Alessia Vanoni Bertola da oltre due anni Silvia lavora lì, regolarmente assunta, con una paga bassa ma con la flessibilità oraria di cui ha bisogno per portare avanti gli studi a Milano.

Attualmente è giunta infatti al quinto anno di Medicina e ha di fronte l’ultima salita, quella più dura: un biennio estremamente impegnativo in termini di tempo richiesto, tra lezioni, tirocini, internati, tirocini abilitanti e tesi.

Ovviamente, quasi ci fosse bisogno di ricordarlo, Silvia non è guarita ma anzi, la malattia è andata avanti per la sua strada ma, come lei stessa ha potuto confermare nel corso del recente incontro con il management di Horizon Advisors, il suo obiettivo è quello di riuscire a terminare entro marzo 2022 il percorso, laureandosi, probabilmente in ematologia, coronando così il suo sogno di diventare medico.

Per lei avere vinto questa borsa significa avere un ulteriore aiuto per portare a termine gli studi senza interruzioni.

Congratulazioni Silvia e grazie per essere un esempio vivente di resilienza e di motivazione.